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Teatro Spettacoli - Caput Mundi
Giugno 2006 - Caput Mundi
La grande poesia latina in forma di teatro. Ideazione e regia di Claudio Calafiore.
Spettacoli - Caput Mundi. Clicca per ingrandire
16 Giugno 2006

Appunti di regia.
Viviamo nella notte dell’umanità, nell’era del sentimento arido, nella gelida ombra proiettata dalla statua trionfante della macchina, in un mondo svuotato di poesia. Tutto ciò, lo confesso, mi disgusta. Forse è per questo che ho abbracciato con gioia quasi fanciullesca l’idea di uno spettacolo fatto di poesia; per rabbia, per ripicca, per edifi care un tumulo su cui potessi piangere per la memoria di questo magnifi co strumento dell’umanità; vetta delle più alte vette dell’anima, che i nostri tempi hanno piano piano prosciugato di cuore e di signifi cato fi no a distruggerlo, riducendolo a polvere di nulla. Per questa poesia che nessuno sa più fare. Così, per amore della memoria perduta dell’uomo, è cominciata per me un’avventura intellettuale senza precedenti.

Lentamente, senza che quasi me ne rendessi conto, la strada maestra del Teatro si è mescolata con la pista angusta della cerca di un mistico Graal dello spettacolo; le codifi cate Teorie del palcoscenico si sono mutate nell’affannosa ma affascinante ricerca della formula alchemica della trasformazione del piombo in oro. Tutto ciò a causa di una discordanza di termini alla partenza di questo viaggio nel poetico: Poesia-Teatro. Io sono un uomo di teatro, faccio teatro, volevo fare uno spettacolo teatrale.Uno spettacolo teatrale implica necessariamente l’esistenza di una trama; forse non di parole ma sicuramente di una trama.
Una poesia ha una trama; più poesie insieme non ce l’hanno.Uno spettacolo fatto di poesie non può avere una trama, dunque non è uno spettacolo teatrale.
Agghiacciante scoperta! Ma ormai la poesia si era impadronita dell’anima della bestia da spettacolo che c’è in me e la dominava dal profondo come quando, ragazzino, leggendo il Carme di Catullo su Sirmione, mi salivano le lacrime agli occhi per la commozione e vedevo davvero la perla tra le isole, e davvero sentivo le lidie onde del lago frangersi sulla sponda. Suoni sopiti ma, evidentemente, non dimenticati. Suoni di tale fascino da costringermi a cercare una soluzione scenica che accordasse due elementi così apparentemente in disaccordo come il Teatro e la Poesia. Non volevo fare un “recital”: mi annoiano; né forzare la grandezza della poesia in un contenitore angusto come un argomento. Io volevo uno spettacolo. Uno spettacolo di forza e di atmosfera, di emozioni e di grande teatralità.
Ho operato allora una scelta, la prima e l’unica: ho scelto il tempo in cui si muoveva la poesia. Se poesia doveva essere che fosse quella che è nel nostro retaggio, che è nel nostro mito, quella che più fa vibrare le corde più profonde della nostra arpa, la poesia latina. Dopodichè, ho lasciato fare alla poesia. La poesia mi ha portato a scegliere se stessa, toccando ora quell’accordo, ora quell’altro, fi no a che il testo defi nitivo non è stato un’ unica partitura musicale per voci recitanti. La poesia ha fatto di “Caput Mundi” uno spettacolo in cui tutti gli elementi si fondessero insieme in un tutto armonico, in un magma che continuamente supera ed evolve se stesso cambiandosi e mescolando l’anima drammatica a quella comica in una costante contaminazione, in una dimensione teatrale dove la trama è l’atmosfera stessa che di se vive e si basta.
La poesia infi ne mi ha portato a creare questo inno al ricordo di se stessa: malinconica lapide alle stanze chiuse dell’animo umano dove un tempo si faceva la poesia.

  • Regia di Claudio Calafiore
  • Informazioni e prenotazioni presso il teatro Sacro Cuore di Modena.
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